Thursday, January 24, 2013

PRISON SEX

























(PRISON SEX "Oil and Charcoal on Canvas, 2000" V. Veil)

Legata,
Intrappolata,
mi contorco
nella gabbia
cosí desiderata,
paradiso infernale
dove piacere e dolore
danzan speculari su di un filo sottile.

Inginocchiata,
Devota,
ho chiuso gli occhi
nella tempesta dorata,
orchestra primordiale
dove suono e rumore
si accordano nell'antico unisono
dissonante e stordente.

Tormento,
Fermento,
risucchiata dalla spirale del piacere
cado cosi' nel vortice dell' Urlo Universale
e brindo alla vita
in questa inevitabile e travolgente
Danza Mortale.


VV Nov 2011



@ CLUB SILENCIO






















Parole, solo parole, rimbombanti, inutili, fumose parole. Un assordante frastuono. Tanto che l'unica cosa che mi veniva da dire era: "Silenzio!".
Ma forse, pretendevo troppo... voglio dire, l' unica e possibile 
dimensione silenziosa trascende il nostro stesso corpo , una spirale individuale che da un piccolo punto situato all'altezza dello stomaco prosegue languido, sensuale e si espande con braccia materne e diaboliche, vogliose di infinito..."Silence is Sexy" cantava in sottofondo BB, ma nonostante adorassi quel brano, in quel momento anche la musica mi sembrava inopportuna, invadente, "stonata"...
Mi alzo in preda al panico, scalpitante corro, fin quando non inciampo davanti una porta, una porta 
rossa, soffice, di velluto...
Attorno: il nulla.
Alzo gli occhi e una grande insegna luminosa lampeggiando cerca di dirmi qualcosa, ma non riesco a vedere...
Decido di entrare. Un corridoio circolare mi conduce in una sala. Sembra un teatro, c'è un profumo fresco nell'aria, una fragranza quasi stordente, 
la luce è fioca ma riesco a prender posto facilmante su una della tante poltrone vuote...
Il 
sipario si apre.
"Il 
Club Silencio vi da il benvenuto, chiudete gli occhi" leggo in fondo al palco prima che quell' attimo si congeli.
Non so esattamente cosa succeda lì dentro e quanto 
tempo passi, forse un secondo, minuti, anni, ma so che ci ritorno ogni volta che voglio, quando sono stanca di ascoltare o incapace di parlare utilizzando verbi, pronomi e aggettivi ma solo l'armonia dei blu, la sehnsucht del mi minore o l'incantevole sensualità delle forme.


Homage to David Lynch

VV July 2009

UNSCHULD



















Inconsapevole

Irrazionale

resto impotente di fronte ai ricordi che si fan

ricercare

strappare

catturare.


Come frammenti che riconducono all’ “Uno”,

sempre vivi,
presenti,
a volte invadenti,

si cibano dell’oggi che

inesperto 

è a sua volta affamato di certezze.


Li accoglie silenzioso,

immobile,

timido

desideroso solo di quella casa lontana

senza pareti e senza tempo,

ma unica testimonianza di integrità 

del  lungo,

imprevedibile 

Cammino.

“Addio”
“Don’t say that! I have no weapon
faced with the golden memories.”

Ricercherò ogni istante 

come chi avrà perso la via di casa

inerme,

innocente.

Da bambina mi divertivo a scrivere sui vetri offuscati dal vapore
Inventavo storie o semplicemente disegnavo parole.

Lo faccio ancora...

und wo Ich die Scheibe behauch
erscheint, von einem kindlichen Finger gemalt
wieder dein Name: *

Unschuld!

“Goodbye”
“Don’t say that! I have no weapon
faced with the golden memories

No need to say goodbye.

I have no weapon
faced with the memories
that bring back to the one”.


VV June 2009

*homage to Ingeborg Bachmann